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La nostra schiava di famiglia - Cosa vuol dire nascere e crescere nell'America degli anni '60 in una famiglia composta da genitori, figli ed una schiava che viene sfruttata e maltrattata a cui è negata una vita, non vien dato alcun compenso nè cure mediche? Un racconto autobiografico su Internazionale: internazionale.it/notizie/alex

@Ca_Gi Dal punto di vista del figlio/narratore non e' stato poi cosi' difficile, no? Ha avuto una schiava tutta la vita, anche se da adolescente gli dispiaceva. Poi da vecchio ha avuto una domestica a cui dava la paghetta, ma a cui chiedeva di non fare nulla. La domestica faceva tutto lo stesso. Poi ha pianto quando e' morta.

Mi sembra un parallelo abbastanza azzeccato con la storia degli afroamericani ed i loro padroni. Schiavizzati per secoli, poi alcuni bianchi si sono sentiti in colpa ed hanno deciso di dar loro la paghetta tenendoli a fare piu' o meno gli stessi lavori di sempre.

@tenib Allo stesso tempo la vicenda narra pure della difficoltà di "concepirsi altro" della donna-schiava che pur essendo conscia della situazione non è in grado di far altro che perpetuare la situazione in cui si ritrova; parla di tutto ciò che scaturisce da questa situazione (ad un certo punto la sola vera casa in cui si senta tale è quella in cui deve servire); e parla dei modi in cui si vien educati a normalizzare situazioni inaccettabili.

@Ca_Gi Vero, lo stesso processo tra la donna-schiava e gli afroamericani, cosi' come tra il narratore e i nordisti (semplifico molto sui nordisti, sorry). Stavo solo sottolineando che raccontare la storia da quella parte del narratore porta molto facilmente ad empatizzare con il buon narratore che contro la sua volonta'... quasi quasi, e questo e tossico, c'e' un lavarsi le mani nel dire: non e' colpa mia, e' la donna-schiava che s'e' liberata troppo tardi e non sa cogliere l'occasione. Ho osservato quest'argomentazione tossica troppe volte dai democratici, magari colti, americani. E beh, anche dai maschietti nostrani sulle mogli che gli fanno i piatti.

@tenib
Capisco ciò che vuoi dire, ed esiste un concetto di colpa culturale. Che però distinguo dalle colpe personali, in quanto i danni provocati dai suoi genitori non sono necessariamente i suoi, specialmente dal momento che vive in un mondo diverso da quello che ha provocato la situazione.
Ho paura che i problemi di tale complessità siano molto difficili da superare su base individuale, chiaro ognun* può fare il suo, ma penso che affrontare la questione in chiave collettiva sia l'unico modo di migliorere sensibilmente le cose.
@Ca_Gi

@NicholasLaney Poi infatti e' raramente il senso di colpa/l'indignez-vous il motore della liberazione, al massimo ne e' il candelotto dell'accensione. Di accensione solo per i non oppressi pero' (magari ex-oppressori ma non per forza). Quindi si', vedere la colpa come una condizione sufficiente e' - mea culpa :) - un retaggio cristiano. Il meglio puo' venire solo dall'auto-organizzazione, collettiva, degli oppressi. Tanto meglio se con la solidarieta' degli altri. E questo sarebbe bene vederlo anche nelle scelte narrative.
@Ca_Gi

@tenib Il rischio di una lettura autoassolvente in effetti c'è, ma non mi pare che ciò avvenga qui. Noto piuttosto una situazione sbagliata fin da principio che se affrontata di petto avrebbe comunque fatto danni portando ad una situazione non migliore (famiglia sfasciata, Lola senza un posto dove andare). Osservata dal punto di vista delle persone coinvolte la vicenda rivela i tratti drammatici di un meccanismo irrisolvibile proprio a causa della chiusura nel microcosmo-famiglia in cui difatti le contraddizioni sono esposte solo quando vengono a contatto col mondo esterno (il dover mentire ad amici e vicini sul ruolo di Lola, la sua paura nei confronti di un mondo tecnologico con cui, stando sempre in casa, non ha alcuna dimestichezza...

@Ca_Gi @tenib

una situazione sbagliata fin da principio che se affrontata di petto avrebbe comunque fatto danni portando ad una situazione non migliore

è esattamente questo che fa più male, oltre all’empatia con il narratore.

@chainofflowers @Ca_Gi @tenib scusate, al di là del merito dell'articolo, che è certamente di una portata notevole, io ricordo di aver letto l'originale almeno un anno fa e che di sicuro era già stato tradotto e pubblicato da internazionale subito dopo l'uscita. Come mai è stato ripubblicato adesso, con data di adesso?

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