Pinned toot

| Dall’autunno caldo latinoamericano però giungono potenti gli echi delle profonde trasformazioni in atto, delle ferite provocate dalla repressione assassina dei governi, ma soprattutto della resistenza di uomini e donne, anziani e bambini che con il proprio corpo si oppongono al sistema e costruiscono speranza e alternative per tutte e tutti. In questo caos dove siamo “costretti” a prendere posizione contro l’aggressione delle ultra destre ai diritti e ai territori, dobbiamo però stare attenti a come affrontiamo gli eventi in corso, perché il rischio è quello di perderci nelle faide dei los de arriba per disputarsi quel che resta del Palazzo che si sta distruggendo.

bit.ly/36lwmM3

| Vergognose e ignobili le parole di @lopezobrador_ sull'assassinio di : «è servito agli opportunisti, a chi sta cercando come colpevolizzarci, per colpirci».

Samir, secondo AMLO è morto per colpa di chi si oppone alle sue grandi opere di morte. Disgustoso.

A , assassinato un anno fa dai sicari dell’estrattivismo.

A Samir, che né le le belle parole né le consulte avevano imbrogliato.

A Samir, che non si è venduto, che non ha claudicato, che non si è arreso.

A Samir, che ha dato la sua vita.

Tutto dipende sempre, naturalmente, da che punto di vista vogliamo guardare le cose. Se io sono "filofascio" perché sto coi movimenti che difendono diritti e territori, chi difende il MAS difende un sistema di potere e sfruttamento non molto diverso da quelli reazionari.

Come ha scritto ieri un compa messicano rispetto al Messico: «Hanno screditato i popoli originari, le persone migranti, le organizzazioni di vittime e le organizzazioni di donne che lottano per la propria vita. Il presidente [AMLO] e i suoi seguaci vogliono essere egemonia e avere il monopolio della “sinistra”, anche a costo di distruggere le sinistre.

Con buona pace di chi difende progressismi e "mitici" governi rivoluzionari!

| Un’importante intervista a compagn* bolivian* di
Chaski Clandestino che in questi mesi, come tanti, hanno cercato di raccontare la realtà della crisi boliviana lontani dalla falsa polarizzazione.

In pratica in questa intervista viene descritto, in maniera a mio avviso magistrale, precisa e chiara, tutto ciò che ho sempre sostenuto, che ho cercato di raccontare io stesso in questi mesi e che mi sono valse le accuse di account di "compagni" di essere un "filofascio" e molto altro.

Ammetto che posso essere stato poco chiaro, confuso e anche indisponente, ma per quanto mi riguarda la realtà è quella raccontata in questo articolo e i miei riferimenti politici sono compagne e compagni come questi.

carmillaonline.com/2020/02/16/

| A quattro mesi dall’inizio del i cileni rimangono nelle piazze continuando a resistere e a chiedere .
Qui il video del 18 febbraio, quarto mese consecutivo di rivolta, girato per Globalproject dalla delegazione dell'Associazione Ya basta! Êdî bese!, presente in questi giorni in Plaza de la Dignidad

youtu.be/hY1_WLwVEb8

«Hanno screditato i popoli originari, le persone migranti, le organizzazioni di vittime e le organizzazioni di donne che lottano per la propria vita. Il presidente [AMLO] e i suoi seguaci vogliono essere egemonia e avere il monopolio della “sinistra”, anche a costo di distruggere le sinistre».

Raúl Romero, giornalista.

Poi magari strappiamoci le vesti e stupiamoci se perdono le successive elezioni o se nessuno scende nelle strade a difendere dai colpi di stato questi governi che prima usano i movimenti e poi fanno di tutto per distruggerli.

E sì, ogni riferimento alla Bolivia è più che voluto!

| Come la "multinazionale etica" benetton consuma l'acqua pubblica dei fiumi e compromette la vita di piccole comunità del Río Negro, costringendo perfino gli ospedali a chiudere. Il tutto con la protezione statale.
El velo protector del Estado
elcohetealaluna.com/el-velo-pr

| Immagini significative scattate venerdì scorso nei pressi di Plaza de la Dignidad dalla delegazione dell'Associazione Ya basta! Êdî bese.

Dopo quattro mesi di proteste, il bilancio delle vittime è pesante: almeno 27 morti e 3.649 feriti, di cui 405 con ferite agli occhi, secondo L'Instituto Nacional de Derechos Humanos

| Ieri a Tuxtla Gutierrez, la polizia del Chiapas ha brutalmente attaccato la “caravana en busca de los 43” dei genitori degli studenti desaparecidos di Ayotzinapa provocando il ferimento di due madri, della nipote di tre anni di una di loro e di tre studenti, di cui uno colpito alla testa da proiettili sparati dalla polizia e che ora si trova ricoverato in gravi condizioni in ospedale.

Così, per non farci mancare niente, attacchiamo pure le vittime di un crimine orrendo e disumano come la sparizione forzata!
globalproject.info/it/mondi/la

Il Bae è qui, oggi, ogni volta che ci schieriamo con chi soffre, ogni volta che i nostri sogni attraversano gli oceani e si trasformano in diritti, giustizia e dignità.

¡Hasta siempre hermano!

I sogni continuano ad attraversare gli oceani camminardomandando.blogspot.co

| Gli ultras delle principali squadre della Primera Division cilena manifestano contro il governo sempre più odiato di Piñera. Un uomo è investito e ucciso dai carabineros al termine di Colo Colo-Palestino, un altro giovane è ucciso con un proiettile sparato alla testa nelle seguenti proteste.

E poi, altri scontri al funerale del primo ammazzato, invasioni di campo, partite sospese e una grande manifestazione in Plaza de la Dignidad assieme alla società civile per chiedere giustizia per le vittime e la rinuncia del "dittatore".

sportallarovescia.it/sar5/attu

Sopra, i leader delle con Benetton e Toscani.

Sotto, le compagne e i compagni di
Yabastaedibese
nella carovana in Patagonia diretti ai territori mapuche recuperati all’invasore (Benetton).

Per me la differenza sta tutta qua.

| «“Mientras (el canciller Marcelo) Ebrard habla sobre las maravillas del estado de derecho, la falsa ausencia de la violencia y el supuesto respeto a los derechos humanos, y (el presidente Andrés Manuel) López Obrador habla sobre miles de empleos que no existen para migrantes que huyeron del lugar donde él los quiere mandar a trabajar, alguien sí que está dirigiendo una política migratoria en México: el Departamento de Seguridad Nacional del gobierno de Trump”»

laizquierdadiario.com/Agentes-

| Il quadro della nuova offensiva zapatista contro il malgoverno avvenuta nell’ultimo anno, con la liberazione di nuovi territori e soprattutto con un dicembre di fuoco, ricco di iniziative, il “combo por la vida”.

Il tutto in un clima per niente favorevole a livello nazionale, con il governo di Obrador, intento ad approfondire le politiche estrattiviste dei governi precedenti.

Gli zapatisti esistono e resistono, sono in cammino e sono pronti ad affrontare l’idra capitalista: «Siete disposti, voi cattivi governi, a provare a distruggerci a qualunque costo, a colpirci, arrestarci, rapirci e ammazzarci?»

globalproject.info/it/mondi/ez

In seguito la maggioranza della carovana è stata caricata a forza in alcuni bus e trasferiti nei centri di detenzione per migranti nei pressi di Tapachula dove si presume verranno rimpatriati nei prossimi giorni. Una piccola parte invece è riuscita a far perdere le proprie tracce scappando nei campi circostanti.

Il governo di “sinistra” di AMLO, che si vanta di portare avanti la “quarta trasformazione del paese, sceglie la linea dura, come un qualsiasi governo di destra che l’ha preceduto. In questi giorni di tensioni con l’arrivo dei migranti centro americani, il governo ha provato a dissuaderli con le minacce, coi divieti, con gli inganni, con le deportazioni e oggi, ancora una volta, con la repressione.

| Ieri mattina presto, al terzo tentativo, circa due mila migranti sono riusciti ad entrare in territorio messicano, attraversando il rio Suchiate a 1,5 km a nord da Tecún Umán, la città guatemalteca di frontiera, dove stazionavano da qualche giorno.

Passata la frontiera hanno preso l’autopista che collega Ciudad Hidalgo, la città sul confine, con Tapachula, distanti tra loro 35 km. Dopo alcune ore di camminata hanno incontrato la Guardia Nacional schierata. I migranti hanno chiesto ai funzionari della INM (Instituto Nacional de Migración) lo status di rifugiato ma la richiesta è stata negata. Poco dopo la Guardia Nacional ha caricato senza motivo e anche utilizzando gas lacrimogeni e al peperoncino la carovana che, ricordiamo, è composta in gran parte da famiglie con bambini e neonati.

| Questa mattina presto, al terzo tentativo, circa 2 mila migranti sono riusciti ad entrare in territorio messicano, attraversando il rio Suchiate a 1,5 km a nord da Tecún Umán, la città guatemalteca di frontiera, dove stazionavano da qualche giorno.

Al momento tutto è tranquillo, la carovana è in marcia verso Tapachula ed è scortata solamente da qualche agente della polizia municipale e della protezione civile, anche se ad attenderli c'è la Guardia Nacional decisa a fermarli.

Non sono bastati quindi i divieti, le leggi ingiuste, la repressione e gli inganni del governo messicano a fermare la speranza e il desiderio di centinaia di persone di costruirsi un futuro lontano dalla miseria e dalla violenza.

Sono le parole di Marco Antonio Gandarillas Gonzales, difensore dei diritti umani e ricercatore del CEDIB che ho intervistato recentemente e che mette in luce la vera natura del MAS, dove è sempre esistita un’ala radicale che fa capo agli esiliati, che prendeva tutte le decisioni e attuava in maniera autoritaria sia all’interno del MAS, sia all’esterno.

Forse, alla luce di questo fatto ineluttabile, sarà più facile comprendere molti compas boliviani parlano di fraude e perché ho insistito molto nell’affermare che ciò che ha portato alla rinuncia di Evo è stata anche una rivolta popolare che ha portato poi al golpe della destra razzista.

L’intervista, che racconta una storia forse più scomoda ma certamente più reale, la trovate qui: globalproject.info/it/mondi/bo

| Dopo la decisione di Evo Morales di candidare il binomio Arce-Choquehuanca scavalcando la decisione della base che aveva optato per il binomio “indigeno” Choquehuanca-Andrónico, si sollevano le organizzazioni indigene e sociali che fanno parte del Pacto de Unidad e convocano per il 23 gennaio un “ampliado de emergencia” per discutere i prossimi passi.

Le divisioni all’interno del MAS potrebbero sorprendere più di qualcuno, soprattutto chi in questi mesi ha sempre osservato la crisi boliviana in modo polarizzato. Io l’ho detto e rivendicato sempre che non era così e questa notizia ne è la conferma

«Se questa corrente è venuta fuori solo ora è perché esisteva una cupola che generava tanta paura sia fuori sia dentro che impediva che questa corrente si esprimesse democraticamente all’interno dello stesso MAS».

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