Pinned post

Sgranocchio un ramo di albicocco e scopro che nel 1960 lo psicologo Marshall Rosenberg ha ideato la Comunicazione Non Violenta (CNV) detta anche comunicazione empatica o linguaggio giraffa (che poi sarei io). Mi incuriosisco, mollo l'albicocco, googlo e approfondisco. Rosenberg aveva intuito che il modo in cui comunichiamo determina la nostra relazione con le/gli altr* e plasma la società. Wow! Non sarebbe rivoluzionario se usando diversamente le parole potessimo davvero tornare in empatia con gli/le altr* e affossare i condizionamenti che ci hanno abituat* a esprimerci in maniera giudicante e violenta?

Il terzo passo della comunicazione non violenta prevede la "liberazione emotiva". 🤩 L'idea mi entusiasma, ma cosa significa? Rosenberg dice che essere emotivamente liberə significa rispondere ai bisogni di delle/gli altrə solo per autentica empatia. Quante volte invece si dà una certa risposta o o si agisce per senso di colpa, vergogna o paura? Liberarsi è accettare la responsabilità delle proprie azioni e intenzioni, ma non la responsabilità dei sentimenti altrui. Chi è liberə emotivamente conosce i propri bisogni, li comunica, ma rimane ugualmente rispettoso e attento ai bisogni dell'altrə.🦒Liberiamoci!

Cosa devo fare quando la persona/giraffa/sciacallo/erba mobile che comunica con me mi manda un messaggio negativo? Cosa posso fare se mi sento maltrattat*, insultat*, umiliat*, offes*, giudicat*? Rosenberg individua quattro possibili modi di ricevere un messaggio negativo: 1) Incolpare noi stess*. 2) Incolpare le altre persone. 3) Percepire i nostri sentimenti e bisogni. 4) Percepire sentimenti e bisogni nascosti nel messaggio negativo dell'altra persona. Come sempre la CNV richiede il tempo e la voglia di prendere la strada meno semplice, ma anche quella che non prevede la mia o l'altrui distruzione...

"Non voglio imparare a non aver paura, voglio imparare a tremare.
Non voglio imparare a tacere, voglio assaporare il silenzio da cui ogni parola vera nasce.
Non voglio imparare a non arrabbiarmi, voglio sentire il fuoco, circondarlo di trasparenza che illumini quello che gli altri mi stanno facendo e quello che posso fare io.
Non voglio accettare, voglio accogliere e rispondere.
Non voglio essere buona, voglio essere sveglia.
Non voglio fare male, voglio dire: mi stai facendo male, smettila.
Non voglio diventare migliore, voglio sorridere al mio peggio."

(da Chandra Livia Candiani, “Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione“, Einaudi, 2018)

Per comunicare in maniera non violenta il secondo passo richiede di entrare in contatto con sè stess*, osservarsi e poi esprimere in parole i propri sentimenti (a meno che non vi troviate di fronte un/a telepate. 🧙‍♂️🧙‍♀️ ). Per farlo però bisogna saper distinguere tra sentimenti e non sentimenti e tra quello che sentiamo e quello che è interpretazione del comportamento altrui (per esempio "mi sento ignorato/a o frainteso). Occorre armarsi di vocabolario, pazienza, altra pazienza e imparare a utilizzare termini in grado di descrevere i sentimenti in maniera chiara e specifica. Non resta altro che provare...🦒

Nessuno è causa dei miei sentimenti. Non sei tu che mi rendi triste, arrabbiata o felice, sono io che scelgo di ricevere le tue parole/azioni in quel modo. Poi magari tu ce la stai mettendo davvero tutta per farmi incazzare, ma alla fine sono io che decido come recepire. Certo, sarebbe più comodo se tu fossi responsabile di tutto e io potessi incolparti delle mie miserie o pretendere che me ne sollevi... La verità è che non posso controllarti ed è solo assumendomi la responsabilità dei miei sentimenti che riprendo il potere su me stessa.

Il primo punto del metodo della CNV consiste nell'osservare senza giudizio. Mentre l'obiettività assoluta rappresenta per me una virtù ascetica, separare osservazione e valutazione è qualcosa di fattibile. Probabilmente non è semplice, ma per quanto mi riguarda è diventato necessario. Perchè? Perchè quasi ogni volta che in maniera volontaria o involontaria ho assunto un linguaggio giudicante, ho ottenuto in risposta un atteggiamento difensivo, perdendo dall'altra parte ascolto ed empatia.

Faccio un passo indietro e rialzo il collo per guardare la questione da più lati. Per capire cos'è la CNV (Comunicazione Non Violenta), vorrei prima capire cosa significa comunicare in maniera violenta. Per me è violenza l'insulto, alzare la voce, ma è anche violenza un ordine, una frase giudicante, parlare senza ascoltare. E' violenza cercare di ottenere dagli altri ciò che si vuole senza chiedere o chiedere aspettandosi già una risposta... e poi un sacco di altre cose. Forse una cosa ora l'ho capita. La comunicazione violenta è una comunicazione che opprime, tanto chi la riceve quanto chi la usa.

In questo video ci sono: un uomo, due marionette, un paio di sopracciglia da oscar e una serie di idee semplicissime ma al tempo stesso difficilissime. Marshall Rosenberg in persona chiarisce le cose sulla grammatica della CNV.

youtube.com/watch?v=8mAwxo0qIv

Rosenberg ha creato un modello pratico, su cui basarsi e riflettere per comunicare in maniera empatica.
Ci sono quattro componenti base da cui partire:
1. OSSERVAZIONE di ciò che accade senza giudizio o valutazione.
2.Prendere consapevolezza dei proprio SENTIMENTI riguardo a ciò che accade.
3. Individuare i BISOGNI che si celano dietro ai sentimenti.
4. Formulare RICHIESTE per l'atr*, adeguate ed efficaci.

Leggo: "La CNV (comunicazione non violenta) ci guida nel ripensare il modo in cui esprimiamo noi stessi ed ascoltiamo gli altri. Invece di limitarsi ad essere reazioni automatiche, abituali, le nostre parole diventano risposte coscienti basate sulla solida consapevolezza di ciò che sentiamo e ciò che vogliamo". (da M.B.Rosenberg, Le parole sono finestre) 🦒 📙
Questa storia è sempre più intrigante. Per comunicare in maniera non violenta sembra non basti misurare le parole, contare fino a 10 prima di parlare, dire "grazie" e "per favore". Dietro le parole c'è un mondo, c'è l'interiorità di tutt* le/gli Interlocutrici/tori. E' prendersi il tempo di ascoltare questi mondi, questi sentimenti, questi bisogni a fare la differenza tra un parlare da giraffa e un parlare da sciacallo.

Sgranocchio un ramo di albicocco e scopro che nel 1960 lo psicologo Marshall Rosenberg ha ideato la Comunicazione Non Violenta (CNV) detta anche comunicazione empatica o linguaggio giraffa (che poi sarei io). Mi incuriosisco, mollo l'albicocco, googlo e approfondisco. Rosenberg aveva intuito che il modo in cui comunichiamo determina la nostra relazione con le/gli altr* e plasma la società. Wow! Non sarebbe rivoluzionario se usando diversamente le parole potessimo davvero tornare in empatia con gli/le altr* e affossare i condizionamenti che ci hanno abituat* a esprimerci in maniera giudicante e violenta?

Mastodon Bida.im

Un'istanza mastodon antifascista prevalentemente italofona con base a Bologna - Manifesto - Cosa non si può fare qui

An antifa mostly-italian speaking mastodon istance based in Bologna - About us - What you can't do here

Tech stuff provided by Collettivo Bida