Appena saliti tre sbirri manganello e pistola ai fianchi in treno perché una persona non volevo coprire il naso con la mascherina.
Grazie Trenitalia e polizia di stato per vigilare sulla nostra salute.
(Per il momento pare abbia pure vinto lei)

Giacomo Valent aveva sedici anni, Udine era la sua città così com'è la mia, anche se ora non ci vivo. Avrei potuto incontrarlo abbastanza facilmente se solo non l'avessero ucciso.
E la città l'ha invece totalmente dimenticato.

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9 luglio 1985: Giacomo Valent, ragazzo sedicenne, padre italiano madre somala, viene ucciso da due coetanei compagni di scuola (l'istituto privato inglese Kennedy) con 63 coltellate in un edificio abbandonato a pochi passi dal centro di Udine.
A scuola lo insultavano, gli sputavano addosso, lo chiamavano sporco n***o. Uno dei due ragazzi era venuto a scuola in camicia nera e con anelli con la svastica, apparentemente tutto normale per la scuola.
Oggi nessuna targa lo ricorda, pochi sono gli articoli online, poche le persone che ancora non hanno dimenticato questa storia di merda. E il razzismo italiano continua a uccidere persone nere ogni anno. E a distruggere intere famiglie, come è successo per la famiglia Valent (cercatevi un po' la storia, su internet qualcosa si trova).

ricerca.repubblica.it/repubbli

Tre soldi tramite i documentari audio di Renato Rinaldi sta facendo un lavoro incredibile di restituzione storica sulle lotte dei braccianti, mezzadri e disoccupati friulani nel primissimo dopoguerra. In questo caso parte dal Sogno di una cosa di Pasolini per raccontare l'occupazione delle ville dei padroni del 1948 per l'applicazione del Lodo de Gasperi.
raiplayradio.it/programmi/tres

Da qualche tempo sono ripartite le proteste universitarie in varie città. Qui una bella puntata del podcast Costellazioni che riporta le parole di studenti e studentesse su cosa significa fare l'università in questo periodo maledetto (consapevol* che l'uni faceva schifo per molte ragioni anche prima del covid):
spreaker.com/user/13368481/pun

Tempo fa ho risentito questo audio (wumingfoundation.com/giap/2020) dall'incontro con Mario Galzigna organizzato al Bartleby (spazio che non ho potuto conoscere, maledetto comune) in occasione della nuova edizione di Storia della follia nell'età classica.
Verso la fine dell'intervento Galzigna cita questo bellissimo passo. In generale, tutto l'intervento e l'intera serata hanno un livello altissimo.

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Un passo bellissimo sulla letteratura da "La vita degli uomini infami" di Foucault.

Conoscete qualcun* che sto fine settimana va a San Didero e ha un posto in auto partendo da Bologna o dintorni? Io sono mezzo stampellato e coi mezzi sarebbe un casino.

L'ultimo capitolo del libro di Vanessa Roghi "Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni Rodari".

..Eppure quello che Rodari ci ha voluto dire ce lo ha detto, senza giri di parole, senza misteri, in tutte le cose che ha scritto, per tutta la vita. Se poi ci sono cose tra le righe, «chi avrà voglia di scavare un po’, le troverà senza sudare, perché a scavare sotto le parole si fa molto meno fatica che scavare gallerie sotto le montagne, o a zappare la terra. Chi non ha voglia di significati nascosti è libero di trascurarli e non perde nulla: secondo me la storia sta tutta quanta nelle parole visibili e nei loro nessi».

minimaetmoralia.it/wp/arte/mi-

In questo periodo sto studiando la protesta globale che si viene a creare in risposta all'invasione italiana dell'Etiopia. In moltissime città in tutto il mondo le persone manifestano, raccolgono fondi, fondano gruppi e reti per evitare che uno dei pochi stati africani ancora indipendenti cessi di esserlo. È una storia bellissima che intreccia antifascismo, anticolonialismo, panafricanismo.

In Friuli Venezia Giulia il clima che si respira è ogni giorno peggiore. Le uscite razziste non si contano più, ormai si può dire tutto, anche che i forni crematori andrebbero riaperti e che si vorrebbe sparare trabquillamente alle persone migranti.

dopoleundici.home.blog/2020/08

"Africa became central to that foreign policy. For me, and people of my generation, Fidel Castro entered our consciousness as a hero of our liberation. He wasn’t just fighting for an abstract cause. He was fighting for us.
(...) Cuba sent troops but it also sent tens of thousands of Cuban doctors, dentists, nurses, health-care technicians, academics, teachers and engineers to the continent and elsewhere. That a significant proportion of Cubans trace their ancestries to west and central Africa (owing to slavery) contributes to this politics."

africasacountry.com/2016/11/vi

"L’aspetto più interessante del fenomeno Sordi è come sia riuscito a incarnare lo “specchio degli italiani” proprio nel momento in cui gli italiani dovevano specchiarsi in qualcosa che non fosse più il fascismo. Pur non affrontando quasi mai in modo diretto temi politici nei suoi film e nelle sue dichiarazioni pubbliche (...) quello che Sordi ci mostra è come la continuità non conflittuale tra fascismo e repubblica sia riuscita a trovare uno spazio proprio nella trasformazione dei maschi fascisti in una combriccola di vitelloni, di scapoli impenitenti, di bambinoni. Vedere i film di Sordi, da questo punto di vista, è come assistere allo spettacolo della crisi del maschio italiano, o meglio arrendersi all’evidenza che la crisi del maschio italiano non si sia mai veramente aperta."

internazionale.it/opinione/chr

Ripenso all'uscita di Rick dufer sul capitalismo che mai nella storia ha portato a massacri, campi di concentramento, fucilazioni etcetc mentre leggo "Lettera aperta di uno scrittore alla Giunta militare" di Rodolfo Walsh:

"È nella politica economica di questo governo che va ricercata non solo la spiegazione dei vostri crimini, ma una crudeltà ancora più grande che punisce milioni di esseri umani con la miseria programmata...
... I risultati di questa politica sono stati fulminanti. In questo primo anno di governo il consumo alimentare è diminuito del 40%, quello di vestiario del 50%, quello di medicinali è praticamente scomparso tra le classi popolari."

Lo scrittore inviò questa lettera il 24 marzo 1977 alle redazioni dei giornali. Il giorno dopo fu sequestrato. Da allora compare nella lista dei desaparecidos.

un bellissimo articolo che va oltre il dibattito riguardo alla "cancel culture" e tenta di allargare l'inquadratura.

A proposito di "cancel culture" e lettera apparsa su Harper's magazine invece:
- valigiablu.it/lettera-150-inte
- breve ma ben fatto articolo sull'ultimo Internazionale cartaceo

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"A Margaret Atwood non si chiede una coerenza implacabile. Forse le si chiede una diversa capacità di ascoltare. Il decentramento di sé – quella pratica per cui invece di fare sempre mea culpa del proprio privilegio si sta in silenzio e a osservare, lasciando che a condurre la conversazione siano gli altri – viene ancora percepito come una sconfitta, come una perdita e una rinuncia, un darla vinta ai censori"

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"Nelle discussioni emerse intorno alla lettera su Harper’s, sarebbe stato apprezzabile dare maggiore risalto al concetto del permesso, e della fragilità. Una parola o due sulla transitorietà della propria presenza, sul declino della propria popolarità. Più che del diritto di non sparire, sarebbe stato bello parlare del disorientamento che deriva dal non sapere se si è ancora benvenuti a restare. Ma non essere invitati alla festa non è la stessa cosa dei rastrellamenti degli squadristi o delle porte sfondate nel cuore della notte"

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"La festa è piena di nuovi invitati. Le sedie iniziano a scarseggiare, qualcuno è costretto a restare in piedi, e se i nuovi arrivati sono più divertenti, entusiasti e destinati ad attirare l’attenzione, forse più che di censura si deve parlare di questo: dell’aggressività gioiosa del nuovo arrivato rispetto all’imbarazzo di chi a quella festa c’è sempre andato. Temere le tendenze radicali ed estremiste di un fenomeno come la cancel culture significa non prenderla sul serio, alterandone continuamente le proporzioni"

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"..È stato uno dei punti controversi del e di qualsiasi protesta partita dal 2008, quando Facebook è diventato davvero pervasivo: i social network garantiscono l’infrastruttura ideale per coalizzarsi, ma fino a che punto ha senso condurre le proprie battaglie in un luogo che strumentalizza e inacidisce il conflitto, e non dà mai la piena soddisfazione di essere rovesciato a proprio favore?"

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