Appena saliti tre sbirri manganello e pistola ai fianchi in treno perché una persona non volevo coprire il naso con la mascherina.
Grazie Trenitalia e polizia di stato per vigilare sulla nostra salute.
(Per il momento pare abbia pure vinto lei)

Un passo bellissimo sulla letteratura da "La vita degli uomini infami" di Foucault.

In questo periodo sto studiando la protesta globale che si viene a creare in risposta all'invasione italiana dell'Etiopia. In moltissime città in tutto il mondo le persone manifestano, raccolgono fondi, fondano gruppi e reti per evitare che uno dei pochi stati africani ancora indipendenti cessi di esserlo. È una storia bellissima che intreccia antifascismo, anticolonialismo, panafricanismo.

Si legge nei giornali che è una giornata storica per i rapporti Italia Slovenia.
Nel giorno del centenario dell'attentato fascista al Narodni dom, le prime pagine online dei giornali italiani si concentrano sulla stretta di mano alla foiba di Basovizza (la prima notizia invece in basso in piccolo).
Per i media e la politica italiana sembra che il motivo della giornata (restituzione Narodni dom) sia un fastidioso intoppo all'interno di una giornata importante per altri motivi (legittimazione della foiba di Basovizza e revisionismo storico)

Articolo del messaggero riguardo all'incontro di domani tra Pahor e Mattarella a Trieste per il centenario dell'incendio fascista del Narodni dom.
Non si capisce perché si incontrano dato che l'autore non cita la restituzione del palazzo alla comunità slovena.
Ma al centro dell'articolo una foto con la descrizione "La foiba di Basovizza sarà il punto centrale della visita" quando tre quarti dell'articolo racconta dell'attacco squadrista del 13 luglio 1920.
Poi davvero ci vanno a Basovizza ahinoi perché non si può parlare di razzismo antislavo italiano senza citare anche i cattivi titini infoibatori

A Visco, un piccolo paese del Friuli sud-orientale, tra il febbraio e il settembre 1943 una vasta area fu convertita a campo di concentramento per civili slavi, imprigionati dopo l'invasione fascista dei Balcani.

Dopo essere diventato fino al 1996 una caserma, ora quell'area è passata al comune e, apparentemente, è usata in parte come magazzino dell'Ikea.

Il fatto che il campo di concentramento non sia ancora stato valorizzato dal punto di vista storico e museale è solo una delle conseguenze del buco nero di memoria a proposito del razzismo antislavo che percorse queste terre e non solo dalla fine dell'800 in poi.

(foto da anpiudine.org)

A Trieste in via Giulia c'è questa scritta che è sopravvissuta al tentativo di coprirla. Periodicamente è come se si illuminasse al neon, come in questi giorni

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