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Lo so, sono un gran bacchettone e sto per scrivere una gran bacchettonata. Ricordo un tempo in cui farsi una canna in assemblea era considerato un comportamento controrivoluzionario. C’era l’idea ben chiara che nei luoghi dell’autorganizzazione, della lotta e della creatività sociale non doveva assolutamente entrare droga (e neppure armi). Si diceva “Fascisti e spacciatori…”, “Ci danno eroina, ci danno polizia…”. Dopo è arrivato un superficiale ambiguo “antiproibizionismo” e gli Stati hanno dato gran finanziamenti per la “riduzione del danno”… ma quale “danno” è accettabile?

Marx dice che i filosofi hanno interpretato il mondo e tocca ai rivoluzionarli trasformarlo. Cambiare il mondo è una cosa diversa (opposta?) dal cambiare la chimica del proprio cervello per qualche mezz’ora! Ora che il pianeta brucia ciò è ancora più vero.

@OigRoig senza dare del bacchettone a nessuno: non sono d'accordo. Sicuramente l'uso delle sostanze negli spazi non è un tema che si può tagliare con l'accetta però non penso che "modificare il proprio cervello" faccia perdere cosapevolezza, anzi proprio il contrario (almeno per quella che è l'esperienza mia). Più che contrapporre proibizionisti e antiproibizionisti penso sarebbe produttivo ragionare sulle modalità di consumo, gli eventuali problemi di dipendenza, le filiere produttive delle sostanze ecc

@enverdemichelis

Sì sì, era proprio quello che volevo dire, secondo me non se ne discute abbastanza e un generico “antiproibizionismo” non aiuta… ma è che sono stato preso da un accesso di malinconia perché per un attimo ho rivisto volti remoti sepolti nel tempo di chi non c’è più, troppi e troppo belli…

@OigRoig @enverdemichelis
Mi trovo abbastanza d'accordo con il tuo punto di vista.
E' vero che l'antiproibizionismo generico, senza consapevolezza, non aiuta. E' anche vero che gli esseri umani hanno sempre cercato metodi di fuga, anche se temporanea, e ciò prescinde delle singole sostanze utilizzate.
Capisco il punto di vista empatico di "quale danno è accettabile?", ma, dal punto di vista filosofico, penso che ogni persona sia libera di fare a sé stessa ciò che vuole, a patto che sia adeguatamente informata.
Un ragionamento che sarebbe da espandere, sopratutto negli ambienti di movimento, è quello sulle filiere produttive.

@NicholasLaney

Già Baudelaire aveva capito che più la realtà sprofonda nel grigiore borghese industriale, e più i paradisi artificiali restano un rifugio e un altrove… Ma la questione non è l’arte, né il privato delle persone, né la solidarietà e l’aiuto verso chi ha una dipendenza… È se i luoghi collettivi della trasformazione sociale siano potenziati o meno da questo fragile altrove… se non si tratta invece di un altrove consolatorio, per sopportare un mondo insopportabile… Sento che c’è un problema, ma non riesco a definirlo, non ho le idee chiare…

Cambiare la nostra percezione cambia pian piano anche la realtà? e come? Gli spazi in cui si cerca di cambiare la realtà sociale non avrebbero bisogno di percepire lucidamente tutto il nostro devastante presente?

@enverdemichelis
@PuncoX
@lububi64
@quarkrotto

@OigRoig
In parte sì, e in parte no.
Cambiare la percezione può cambiare i nostri comportamenti, che a loro volta influenzano la realtà.
Le sostanze possono stimolare l'immaginazione, ma non sono veramente necessarie, esattamente come non è necessariamente la sobrietà a dare una visione lucida.
E' decisamente un argomento complesso, composto sia dal rapporto personale che da quello sociale.
@enverdemichelis @PuncoX @lububi64 @quarkrotto

@NicholasLaney

Indubbiamente il rapporto con le sostanze è estremamente soggettivo.

A me la cannabis, entro certi limiti quantitativi, potenzia le capacità relazionali e rende meno impulsivo, effetti che in ambito collettivo mi paiono tutt'altro che deleteri

@OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64 @quarkrotto

@zeppe

stesso effetto a me. E non è un effetto che limita o modifica sensibilmente la percezione della realtà, impedendone quindi la comprensione e il cambiamento. Questa cosa può dirsi di tante droghe (anche dell'alcol, per dire), non certo di questa.

Se affrontiamo la questione prescindendo dalle enormi differenze negli effetti, buttando tutto in un unico calderone, ne usciremo fuori sempre con delle soluzioni imperfette (amesso che si riesca a uscirne con delle soluzioni che non siano semplicemente autoritarie).

@NicholasLaney @OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64 @quarkrotto

@leodurruti @zeppe
Nella maggior parte dei casi è come dici, però attenzione, che il concetto di droghe "leggere" si riferisce alla quantità.
Io personalmente caricavo molto, e talvolta il mondo appariva... liquido. 🙂
@OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64 @quarkrotto

@NicholasLaney @zeppe

l'abuso certamente conta, e va discusso. Però non è una mera questione di quantità, è anche una questione che riguarda i prodotti immessi nel mercato per le esigenze del mercato (dei venditori, in primis). La cannabis con altissime percentuali di thc e basse percentuali di cbd, quella che chiamiamo «olandese» per intenderci, è un prodotto selezionato e ha degli effetti psicotropi ben diversi (molto più forti, e che possono anche essere «invalidanti» a livello sociale: per me lo sono) rispetto a quelli di un prodotto naturale, dove i due principi attivi tendono all'equilibrio.

Questo è per ribadire che la consapevolezza sulle sostanze e i loro effetti è importantissima, altrimenti rischiamo di parlare di fuffa.

@OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64 @quarkrotto

@leodurruti
Concordo , è importante essere consapevoli di quello che si consuma, degli effetti che si vogliono avere e quindi scegliere...;)
@NicholasLaney @zeppe @OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64 @quarkrotto

@leodurruti @NicholasLaney @zeppe @OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64 @quarkrotto @void Non conosco abbastanza a fondo l'ambiente dei centri sociali per dare giudizi, ma mi pare utile l'approccio orientato all'identificazione del'abuso delle sostanze. La maggior parte delle sostanze creano problemi collettivi / sociali non in relazione al loro uso consapevole ma al loro abuso, che è anche piuttosto facile da identificare, mi pare.
Poi chiaramente ci sono sostanze che personalmente non ritengo possibilmente usabili senza che si arrivi facilmente ad un abuso (vd cocaina, eroina), ma questo può rientrare comunque nell'approccio orientato all'identificazione dell'abuso delle sostanze.

@leodurruti @NicholasLaney @zeppe @OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64 @quarkrotto @void Poi, in tutta onestà, credo ci siano momenti / spazi (penso ad una assemblea o riunione in cui bisogna prendere decisioni) che richiedono attenzione, concentrazione e lucidità totali e chiunque si presenti ubriaco/fatto/in stati alterati di coscienza semplicemente non dimostra il rispetto necessario per l'attività che si sta svolgendo.

@cirku17 tutto giusto ma dobbiamo essere onesti ci sono numerosi casi di assemblee che possono essere sostenute solo in stato alterato di coscienza @leodurruti @NicholasLaney @zeppe @OigRoig @PuncoX @lububi64 @quarkrotto @void

@cirku17 forse dovresti leggere un po' di Deleuze e se riesci a recuperarli in qualche biblioteca qualche numero di 'contropiano' @leodurruti @NicholasLaney @zeppe @OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64 @void

@quarkrotto @leodurruti @NicholasLaney @zeppe @OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64 @void A cosa ti riferisci in particolare? Consigliare di leggere X come risposta generica non è il massimo dell'etichetta.

@NicholasLaneycabè, così è come parlare di nulla: tanto vale giovanardi, perdona la franchezza un po' rude. @leodurruti @zeppe @OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64

@quarkrotto

non ho competenze in merito e non saprei definirlo scientificamente. So, per averlo sperimentato sulla mia persona, qual è il confine (personale) tra l'uso e l'abuso di certe sostanze (alcol e cannabis), e so che quando passo quel confine la cosa ha un certo impatto sulle relazioni sociali, su quello che sono in grado di fare e su come riesco a farlo. Altri avranno un confine più a monte o più a valle, ma parliamo di situazioni simili. Problematizzarle e discuterne, anche in rapporto a ciò che uno fa, non mi pare un male.

(Cazzo che pippone! :0520:)

Comunque il discorso che facevo io era centrato sulla *qualità* delle sostanze, non sulla quantità eh

@NicholasLaney @zeppe @OigRoig @enverdemichelis @PuncoX @lububi64

@OigRoig invece hai perfettamente ragione. L'eroina e le altre droghe hanno distrutto il movimento così come gli yankies distrussero gli indiani insegnando loro a bere

@lububi64 vabbuò, ma "l'eroina e le altre droghe" non si può sentire. Ogni sostanza ha le sue peculiarità, i suoi effetti e se vogliamo anche la sua storia sociale @OigRoig

@lububi64

Non metterei sullo stesso piano l'eroina (e il crack) con le altre droghe. Credo che impostare il discorso così sia controproducente. I derivati della cannabis, per esempio, o anche l'Lsd, non hanno lo stesso effetto di anestetizzante sociale dell'eroina. Tant'è che per diffondere l'eroina spariscono dal mercato le altre droghe.

Sulla diffusione dell'eroina, e sulle ragioni che portarono a spingerla, soprattutto indirizzate a distruggere i movimenti sociali, c'è questo documentario di Rai storia. Secondo me è ben fatto e interessante.

La diffusione dell'eroina è "una vera e propria strategia di penetrazione dei movimenti di opposizione ispirata dai servizi segreti occidentali".

youtube.com/watch?v=kywmDZVjTn

@OigRoig

@PuncoX @lububi64 @OigRoig più che controproducente direi colpevolmente dannoso oltre che criminalmente falso

@quarkrotto

Sì, credo anch'io che sia un discorso dannoso. Penso sia molto più utile educare alle differenze tra le sostanze e far comprendere i rischi delle dipendenze.

@lububi64 @OigRoig

@PuncoX @quarkrotto @OigRoig io credo che qualsiasi dipendenza sia un fatto privato sino a quando rimanga privato. Ma se mi devo fidare di un compagno non voglio che abbia dipendenze che lo rendono ricattabile

@OigRoig Anche il solo tabacco è intollerabile. Non se ne può più, puzza e sporcizia ovunque, forse anche malattie. Siamo sensibilissimi al tema del fascismo. Come li chiamiamo i fumatori?

@OigRoig A parte che, quando girava l'eroina, il movimento andava alla grande, la musica era da paura e ai potenti si sparava in strada... Ora che sono tutti salutisti e vanno in palestra tocca gioire per le sardine.
Ho una mia teoria.
Le droghe sono, e sono sempte state da quando è stata scoperta la fermentazione o le proprietà di certe erbe, un catalizzatore di trasformazione, personale e sociale. Non per forza in meglio.
È il pericolo della marginalizzazione, devianza e della morte per i ricchi, la ribellione della borghesia, la fuga da se stessi del proletariato. Una necessità di contestare la proprietà privata con il furto e la rapina. Il darwinismo della selezione naturale in un mondo senza più pericoli. La follia che rende persone mediocri e paurose assassini e stupratori. Che rovina imprenditori e commercianti, famiglie e figli. È la peste medievale che diatrugge i legami sociali, solo che scegli di prenderla o meno ed è molto più divertente. Le droghe aiutano a creare e a distruggere.
Sono meglio della guerra. Se non sai rifiutarle sei un debole. Se le rifiuti sei un debole. Le droghe fluidificano...
#droghe
Ps. Consiglio il documentario: Biancaneve.

@kep
Visto biancaneve, abitavo proprio vicino all'ex-negozio del tizio inguaiato.
Per quanto riguarda il resto, esiste un potenziale di "distruzione creativa", ma penso che stai gettando troppe cose nella stessa pentola. 🙂
@OigRoig

@OigRoig e' un argomento che altre volte abbiamo toccato. ripeto che per me c'e' UNA sostanza su tutte che dovrebbe essere tenuta lontano dai centri sociali in questo momento, la cocaina. mastodon.bida.im/users/void/st

@OigRoig a me è capitato di presenziare a un assemblea di un posto occupato che non nominerò , dove uno degli abitanti pippava tranquillamente ketamina mentre si discuteva di alcune cose , ora va bene tutto ma forse un limite esiste. Poi dipende sempre anche dalle abitudini degli abitanti ,alcuni squat non sono così politicizzati se proprio lo vogliamo dire e si riducono a luoghi dove organizzare serate "commerciali"

@OigRoig La cocaina, a roma detta anche "la merce" rende psicopatici, violenti, depressi.. è una arma ottima per distruggere la ricca borghesia arrogante e viziata ma va tenuta lontana. La persona senza cultura che ottiene denaro facilmente lo spende in "coca e mignotte". È lo status del malavitoso. Il cocainomane va stigmatizzato socialmente fra compagn*, invece spesso lo stile gangster affascina.. è la cultura della strada, che viene inculcata per impedire una reale ascesa sociale, anche a chi riesce a fare i soldi. La cocaina è la sintesi del capitalismo vecchio stile, accumulazione primaria.

@OigRoig provo a entrareon questa discussione offrendo uno spunto che non mi pare di aver letto (quantomeno esplicitamente):
La cosa fondamentale nell'uso quotidiano delle droghe in generale dipende dalle esigenze sociali dell'individuo che le sta assumendo.
Chiaramente il ragionamento va contestualizzato rispetto alla droga di cui si parla, infatti la marijuana è una drago che chiamerei sociale, che il più delle volte si assume per modificare una sfera di interazione sociale cercando di alienarla. Parlo per esperienza personale, l'esigenza di uso della marijuana si manifesta _principalmente_ nei momenti ludici in cui avverto l'esigenza di rimuovere i rumori della vita quotidiana fatta di lavoro e altro.
Va da sé che dire che si usano le droghe solo per sfuggire dal capitalismo è una riduzione banale, che però è grossomodo vera

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