Sofferenza psicologica 

Alla luce di un ricovero di due giorni per vedere cosa c'era che non va nel mio utero, di un ritrovato abbraccio, di numerosi sostegni, continuo a sentirmi sospesa. Sospesa su una linea del "è così che dovrebbe essere" che mi delude puntualmente, di "ma perché finora nessuno ci ha pensato?", alla continua ricerca di star bene aggirando la linea.
Sospesa la faccenda riproduttiva in attesa degli esami istologici, mi dedico ad affrontare il mostro più grande e irrisolto della mia insufficienza venosa, del mio sangue recalcitrante, della mia continua lotta contro il destino.

Vai alle 8.30 precise mi raccomando. Scopro poi che l'appuntamento era per tipo boh, chiunque. Il tampone è rapido, la fila scorre, ma ngulo che fastidio...
L'infermiera, santa donna, prima mi ha ravanato fastidiosamente nel naso e poi nella gola.
Mentre mi ripiglio da un attacco di starnuti, le dico che spero che la gente abbia capito l'importanza della sanità pubblica. Lei, bardata come un astronauta, mi risponde: "magari! Dal 4 maggio siamo sempre gli stronzi di prima".
Le rispondo: "forse ci saranno delle perdite ridondanti, ma allora ce lo siamo meritati sto virus"

Non mi ricordo dov'è l'opzione per il collegamento di mastodon alla home.

Ho pianto tanto, ho liberato la mente. Ho immaginato sempre gli scenari più catastrofici. Anche se non ne ho il diritto, non vorrei essere messa alla porta da chi mi sconvolse la vita per desiderio. Ma è un timore palpabile, uno scenario concreto e io non sono pronta al rifiuto. Ho immaginato per un attimo un lume di speranza, ma l'ho cancellato per non rischiare di aggrapparmi. I tempi si complicano... rischio di non essere pronta. Da una parte è forte il desiderio di sprofondare nell'oblio più assurdo, dall'altra vorrei sollevare la testa ma so che come sempre piglierò uno schiaffo in faccia.

Giorno 7 e 8: die giorni a svolgere un lavoro ripetitivo sono serviti a pulirmi la testa. Ho pianto, tanto come non mai. Alla fine sia mamma che marito si sono avvicinati per darmi una mano. Non ho capito se per la mole del lavoro o per le mie condizioni di salute. Sta di fatto che il loro essere critici si è sopito ora, di fronte alla realtà di questa seppur piccola operazione a cui mi sottoporrò giovedì.

Giorno 6. Crisi di pianto. Dolore appannato da mamma che mi offende perché preferisco un lavoro contanti alla sua compagnia nel fine settimana. Alleviato dalla solitudine, per oggi, in casa. Affannato dalle chiamate di lavoro. Nutro speranza e non so se ne abbia il diritto. Vorrei già disperare, ma c'è dentro me un rognoso lumino tignoso che non vuole spegnersi.

Il pensiero non può non andare a venerdì scorso alle prese con una prova difficile, ma supportata dalla meravigliosa sensazione di una notte fuorilegge, clandestina, immorale... tuttavia totalmente avvolgente anima e corpo. Ad oggi sembra di essere caduta giù da quella nuvola in cui galleggiavo e...non so se ripasserà più. E ho una crisi di pianto...e anche di ansia mi sa.

Da questa parte sento estraneo chi ho fisicamente accanto. Improvvisamente tutto è diventato irritante e sconveniente. Mi accarezza ed ho i brividi. Vengono scambiati per piacere, invece è solo la pelle che è imbarazzata, confusa dal gesto dell'altrui carezza. Abbracciarlo non consola e ringrazio il ciclo e il mio problema all'utero che lo allontana. Non pensavo di sentirci estranei dopo tutti questi anni insieme, eppure le sue carezze oggi mi infastidiscono... che accadrà?

Vorrei credere e scriverti "mi manchi tantissimo, sto a fare una cazzata, scusami", ma non posso , non devo cedere per il semplice motivo che tu dirai "ho cercato di non pensarci, perché se ci penso mi girano i coglioni". Sarò forte e determinata. Vorrei che ne fossi certo, vorrei sentire se ti manco e al contempo ho il terrore che mi volterai le spalle. Non riesco a pensare alla possibilità di non sentire più la tua pelle, intrecciare le tue mani con le mie, cercarti di notte e sparire nel tuo abbraccio. Mi fa male lo stomaco se ci penso. Dormo cercando di non brucare e di ricordarmi i sogni... ho paura che questo star male ci allontani, ma anche che ci unisca perché non vorrei deluderti.
Questa mia fottuta tara mentale del deludere chi ho a cuore, che poi è un deludere me stessa.

"dai che ce la fai", le chiappate, "non sono capace", e "non sono esperta", "ppoggete" per calmarmi, le tue battute che mi aprivano il sorriso nel buio delle ansie lavorative...è come non avere un antidoto al veleno.
La vertigine è sapere se ancora ci sarà tutto questo, straordinariamente presente illegittimo.

Alba del giorno 3: ancora dolore fisico per l'assenza. Ancora dolore emotivo per la severità dei giudizi che ricevo. Mi manca la tua consolazione, ma il timore di non ritrovarti alla fine di questo percorso mi spezza le gambe.

Due braccia che mi stringono, il corpo che mi scalda, i morsi sulla schiena... acqua o lenzuola non importa, hai la mia voglia.

Nemmeno posso dire "amore ho paura" perché chi è amore non lo so più.
Però c'ho paura. Più che paura, colpa. Più che colpa, inadeguatezza. Come al solito sono la solita stronza che si incasina e trascina con sé gli altri.
Si può essere bastardi e traditori e stare male uguale.
La sensibilità umana è una bella fregatura. Prima si sente arretrata e ti fa sbagliare, poi ti frega e ti fa passare dalla parte del torto.
E si è sempre da soli a pagarne le conseguenze. In un cul de sac. Non è che ci volessi finire, anche se lo sapevo. Ma per una una volta volevo solo sentire cosa si prova ad essere desiderata, stretta, amata, anche, nel senso più libero del termine. Poi è successo che mi è piaciuto tanto e non ho voluto più farne a meno perché non sta ovunque.

nessuno che mi riempie la vita, che mi chiede che faccio, come sto... che mi manda foto stupide prese a caso. In genere il lunedì mattina il telefono suona impazzito, stamattina nemmeno quello... avrei tutto il tempo di chiedergli come sta, fargli una battuta invece no ...Mi tengo il silenzio...forse l'unica cosa che mi merito o che volevo.

Gioijette boosted

«Noi diventiamo ciò che siamo solo col radicale e profondamente insito rifiuto di ciò che gli altri hanno fatto di noi»

Jean-Paul Sartre

Alba del giorno 2
È lunedì e già mi affatica tutto, anche i pensieri. Non ho avuto "buonanotte 😘" e nessun "buongiorno 😘", e a mia volta non ho salutato Superman dal cuore grande. Sono una stronza, lo so perché vicino a me nel letto c'è chi (ormai non più) cerca di me (o meglio gli faccio da amorevole soprammobile). C'è chi (non) mi abbraccia di notte e, a dirla tutta, il cui abbraccio non consola. Una notte, una notte fuorilegge è bastata a risvegliare il benessere di tante che furono solo clandestine. Adesso, per il bene della verità e dell'onestà con me stessa, sto da cani perché questo allontanamento potrebbe togliermi per sempre questo benessere, questa fuga meravigliosa del corpo e della mente. Penso al piacere e mi sale la rabbia per averlo sottovalutato per una vita.

Giorno 1
La decisione era presa. Bisognava attuarla, anche se fa male addosso. È un dolore fisico distaccarsi da ciò che porta bello e buono nella vita. Tocca farlo perché solo conoscendo il ghiaccio, poi il cuore si riscalda.
Ho paura di perdere colui con cui mi sento bene, con cui sto bene. Mi aspetta, sa che non è facile stare nei miei panni, ma ho il terrore di non trovarlo lì, di fargli del male e di cambiare io....fottuta paura.

Gioijette boosted

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