👥CHE COS'È L'ATTACCAMENTO?

📌 Un bambino, sin dalla nascita, da un punto di vista relazionale, è portato a creare un legame di attaccamento con la propria figura principale di accudimento.

📌Il legame di attaccamento viene definito come una relazione di lunga durata, emotivamente significativa, con una persona specifica.

📌Quando il caregiver risponde ai bisogni del bambino in modo soddisfacente e consistente nel tempo, si instaura un cosiddetto attaccamento di tipo sicuro grazie al quale il bambino sviluppa sicurezza verso se stesso, il mondo e la propria figura di attaccamento, che vedrà come portatrice di sostegno e protezione nei momenti più difficili.

📌L'attaccamento sviluppato durante l'infanzia tenderà a corrispondere a quello stabilito con i/le partner nelle relazioni in età adulta.

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❗ Se le cure e le premure del caregiver saranno scarse, assenti o ambivalenti, il bambino non potrà fare affidamento sulla sua figura.
Conseguentemente, svilupperà dei modelli di attaccamento sbagliati nelle relazioni in età adulta.

Esistono diversi tipi di attaccamento non lineari.

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❌ ATTACCAMENTO ANSIOSO

I bambini con attaccamento insicuro – evitante sono soliti maturare un’immagine di sé priva della capacità di suscitare negli altri risposte positive e affettuose poiché la figura di attaccamento è indisponibile alle richieste di aiuto e vicinanza: i bambini reagiscono a tale condizione alternando momenti di indipendenza e momenti di agitazione in cui cercano la figura di attaccamento.

Nell'età adulta, si svilupperà timore dell'abbandono e i propri bisogni verranno messi da parte per andare incontro a quelli del partner, in un amore senza riserve o paletti, per "
legarlo a sé" ed evitare il suo allontanamento.

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❌ ATTACCAMENTO EVITANTE

Gli adulti che sviluppano il modello di attaccamento evitante hanno paura della possibilità di farsi coinvolgere emotivamente nelle relazioni interpersonali; la vita tende a essere improntata sul desiderio di conquista di autonomia e autosufficienza personale che esclude – se necessario – il ricorso agli altri, considerati individui non affidabili e su cui non poter contare.

Per non correre il rischio di essere rifiutati, tali individui tendono a sopprimere la loro emozionalità: la capacità di amare e di lasciarsi amare è costantemente frenata e bloccata dalla paura di poter incontrare nella vita la sofferenza già sperimentata durante l’infanzia.

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❌ ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO

Le punizioni spropositate e i maltrattamenti sono fonti di messaggi distruttivi per le vittime, che i bambini interiorizzano a livelli molto profondi poiché provenienti da persone di riferimento. Di conseguenza, producono un grande impatto in aree critiche dello sviluppo infantile, pregiudicando il loro futuro sviluppo sociale, emotivo e cognitivo; allo stesso tempo, compromettono la loro infanzia.

Nell’attaccamento disorganizzato la figura d’attaccamento rappresenta per il bambino sia una fonte di protezione che di pericolo. Provoca uno stato di paura che non trova soluzione né nei comportamenti di allontanamento né in quelli di avvicinamento. Il comportamento quindi si disorganizza.

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ATTACCAMENTO E DEPRESSIONE

📌Gli esseri umani sono molto più sensibili al deterioramento delle relazioni interpersonali se non si formano, a tempo debito, legami di attaccamento.

📌Gli individui sono vulnerabili alla depressione quando i vincoli di attaccamento sono stati spezzati: ciò predispone a disturbi depressivi.

📌La separazione emotiva di un genitore dal bambino – per mancanza di cure, distanza emotiva, iperprotezione o violenza – può deteriorare il legame fra genitore e bambino e influenzare negativamente i legami affettivi in età adulta.

📌La rottura di un rapporto o un rapporto privo d’ amore fra un bambino e il suo genitore possono aumentare la vulnerabilità alla depressione nel bambino diventato adulto.

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@bluberrycookie porcoddio, col babbo alcolista che da sobrio era affettuoso e da bevuto menava e sbraitava, mi ci riconosco

@0ci

Lasciamo stare gua', avrei un botto di cose da dire anch'io ma evito se no è lunga. (Anche mio padre alcolizzato, anaffettivo, egocentrico, menefreghista, violento e denigratorio)

@0ci

Anche a me per te :blobheartcat: se hai voglia di parlarne prima o poi sentiti libera

@bluberrycookie

Questo concetto di “caregiver” secondo me non tiene conto della qualità buona o scadente dell’amore fra genitori e figli, cioè del grado di sincerità e profondità dell’affetto (non manipolatorio o compensatorio). Così sembra il benzinaio che deve fare il pieno. Ma di che cosa?, questo è il punto…

@OigRoig

Il resto del thread l'hai letto? A me sembra chiaro che il caregiver (genitore o altro) debba permettere ai figli di creare un legame saldo fatto di sicurezza, presenza emotiva, protezione, cura fisica, psicologica e affettiva e vicinanza. Tant'è che si parla, nell'ultima sezione del thread, di esempi di comportamenti affettivi sbagliati (mancaza di cure, distanza emotiva, iperprotezione e violenza)... Ovviamente la lista è molto più lunga e potremmo inserirci altre cose (ricatto, manipolazione psicologica, vittimismo, innesco del senso di colpa, mancato supporto motivazionale etc), ma poi questo thread non lo finiamo più...

@bluberrycookie

Sì sì, ma trovo che il punto sia la sincerità e il sapere/potere esprimere la propria verità, senza mentire… e non la “figura di attaccamento” con tutto il ‘dover essere’ genitoriale che ne consegue… e il ‘dover essere’ diventa sempre un pochino ruolo maschera menzogna… e soprattutto il ‘dover essere’ diventa ostacolo all’assimilazione cosciente dell’inconscio personale senza cui è difficile star bene…

@OigRoig

Non credo di aver chiaro cosa intendi. La sincerità rispetto a cosa? "Dover essere" in che senso?

Uno per figliare dovrebbe mettere in conto che dovrà essere un punto di riferimento, sostegno e affetto per i figli. Altrimenti, banalmente, non dovrebbe.

@bluberrycookie @OigRoig

la sincerità sull’imperfezione umana, la sincerità di un genitore che è irrimediabilmente, quindi, imperfetto, in un modo o nell’altro, e sull’impossibilità di fissare le relazioni umane in degli schemi fissi dove A porta necessariamente ed irrimediabilmente a B. Certo che un genitore deve mettere in conto di essere punto di riferimento etc etc. ma le variabili, personali e di contesto, sono infinite. Allora, interpretazione personale di quello che ha detto OigRoig, alla base di ogni relazione, genitoriale, familiare, amicale che sia, ci dovrebbe essere la sincerità al posto del “dovere esser”. Sincerità sui propri limiti, sulle proprie debolezze e sui tentativi con cui si cerca di essere “la versione migliore possibile” di noi stessi.

@topofila @OigRoig

Nessuno sta dicendo che un genitore dev'essere infallibile, siamo umani. Il problema è non fare autocritica, non ascoltare, non rendersi conto dei bisogni dei propri figli e, a monte, anche l'educazione affettiva ricevuta a propria volta che, spesso e volentieri, viene replicata sul prossimo - molto triste, anche se involontario.
Per quanto mi riguarda l'educazione affettiva-emotiva (e la ri-educazione, eventualmente) è fondamentale. Ancora una volta, il problema è mettersi in discussione.

(Una persona che ha avuto genitori violenti, per esempio, dovrebbe a mio parere intraprendere un percorso terapeutico non solo per se stessa ma anche per i propri rapporti con gli altri - prole compresa - perché i danni e i traumi sono dietro l'angolo.)

@bluberrycookie @OigRoig

certo, il mio voleva essere solo un tassello in più nella costruzione della discussione e del ragionamento. Sono argomentazioni complesse che investono e innescano diramazioni non necessariamente inserite nella dinamica del “chi ha detto cosa” ma in quella dei ragionamenti che si intersecano.

@OigRoig @bluberrycookie Per come la vedo io l'inconscio non è personale (le pulsioni lo sono, anche se pure quelle possono latentizzarsi), è la stratificazione dell'esperienza, nell'ambito della quale tante cose restano accessibili alla coscienza (che elabora in continuazione tutta l'esperienza accessibile analoga al "presente"), altre meno (tipo che preferiamo, con vari gradi di intensità, non pensarci), altre possono essere così traumatiche che la coscienza non riesce più ad accedervi, se non a volte in maniere indirette, simbolizzanti, spesso parziali e-o distorte, nei sogni e stati di coscienza diversi da quello "lucido", per esempio...

@OigRoig @bluberrycookie ...(per questo mi piacciono gli psicologi lapponi: perché il "delirio" lo tamponano sì coi farmaci, se è pericoloso, ma comunque il minimo possibile, perché lo considerano, giustamente, una porta aperta sull'"altrimenti inaccessibile" dell'inconscio di chi sta male). Detto questo, ti faccio l'esempio mio personale. Non gli addosso tutta la mia sfiga, ma un padre che dice (spesso, fin da quando sei piccolo) "non so fare il padre", a volte in momenti difficili e a volte pure così, in leggerezza, forse era meglio se un figlio non lo faceva, non perché deve attenersi a un "modello standard" di padre, col rischio appunto di fingere, e non perché gli manchi l'affetto per te...

@OigRoig @bluberrycookie ...(anche se non lo sa granché esprimere), ma perché (cerca di immedesimarti in un bambino piccolo) c'è, è lì, eppure ti sta dicendo che non c'è (tu lo chiami "papà", si fa chiamare così, ti hanno insegnato a chiamarlo così, lui e la mamma); in realtà (questo lo capisci dopo, all'inizio è "solo" dissonanza cognitiva e un gran "cosa vorrà dirmi?" ansioso) si sta paraculando, e lo sta facendo su qualcosa di grosso se è sempre tanto assente, fisicamente e "di testa"...

@OigRoig @bluberrycookie ...(mio padre anche quando c'era era sempre da un'altra parte con la testa, e i confronti e le discussioni sul quotidiano li delegava in toto a mia madre, non apriva bocca in quelle circostanze, salvo, rarissime volte, esplodere intervenendo a gamba tesissima per dire poi in sostanza "fai quello che ti dice tua madre", fa niente che in separata sede lui era "fai quel che ti pare", e allora ti viene pure il dubbio che non gliene freghi un cazzo di te).

@giarminio @OigRoig

Fondamentalmente, un lavarsene le mani del proprio figlio e delegare la parte educativa-affettiva alla madre. Quindi "non saper fare il padre" e sì, probabilmente sbattersene. Mio padre uguale, ma con la pretesa del rispetto verso la sua autorità, con contorno di violenza verbale, fisica e psicologica, alternati a indifferenza e sprazzi di appoggio o affetto molto rari.

(Lui era stato a sua volta cresciuto malissimo da una madre orrenda e violenta, ti credo che non viene su una persona sana e emotivamente armoniosa)

@giarminio @bluberrycookie

Sì, però quelle che state descrivendo sono situazioni medie di doppio legame (nel senso di Bateson), il cui centro non è l'abbandono o la violenza, ma la contraddittorietà dei messaggi e la menzogna affettiva, che danneggia o impedisce nei figli la capacità di comunicare le proprie verità, sentimenti, emozioni ecc. Sul piano pratico, colpevolizzare i genitori può essere un modo per non uscire dalla trappola... Sul piano astratto, solo la verità (per quanto brutta) rende possibile la libertà... Nessun "dover essere", anche minimo, fa bene a un qualsivoglia rapporto... e poi si finirebbe per dividere anche la vita quotidiana fra sano e malato, normale e patologico, standard e anomalia...

@OigRoig @giarminio

Quindi? La soluzione qual è? Continuare a fare cose a caso e danneggiare il prossimo?

@bluberrycookie @giarminio

Beh, "fare cose a caso" (=libertà) non è detto che voglia dire "danneggiare il prossimo" (=sicurezza)... non ha mai funzionato barattare la libertà per la sicutezza...

@OigRoig

Stai facendo dei discorsi che non stanno né in cielo né in terra. Stiamo parlando di responsabilità affettiva e amore, il minimo sindacale per crescere dei figli, non di coercizione, obblighi, stato di polizia.

Assurdo...

@giarminio

@bluberrycookie @giarminio

Volevo soltanto dire che secondo me c'è un difetto teorico in quelle prescrizioni per essere "caregiver"... se quel "minimo sindacale" è una finzione, un'ipocrisia, farà danni non meno dell'abbandono o di un rapporto violento, perché non c'è libertà senza verità... e poi quel linguaggio così freddo, funzionale, mi pare inadeguato a spiegare problemi e rischi di educare un figlio... "figura di attaccamento"... anche con bimbo appena nato il rapporto è sempre dialogico... almeno questa è la mia esperienza...

@OigRoig @giarminio

Non puoi fingere un affetto che non provi, di quale finzione parli? Una persona, anche un bambino, se ne accorge che qualcosa non va. E un genitore non può fingere coinvolgimento emotivo se non ne ha.

Il linguaggio è freddo perché si tratta di teorie cliniche, direi. Non si scrivono libri di studio in toni colloquiali, in genere. Anche se succede.

@bluberrycookie @giarminio

Sono diventato padre a 22 anni... ho frequentato regolarmente gli altri genitori dell'asilo, delle elementari, delle medie, del liceo... famiglie le più diverse... ho visto crescere tanti ragazzi... mi sono trovato tra padri nei dopocena (che avevano 20-30 anni più di me), ecco... la mia esperienza è che la sincerità affettiva è rara e si riconosce subito, e non nei genitori, ma nei figli... e che la finzione affettiva, anche senza degenerare in patologie manipolatorie (e ce ne sono), è molto comune e alla lunga non funziona, fa danni... diventa una prigione insidiosa... e anche la rabbia alla lunga non fa bene, se non diventa rifiuto generale dell'ingiustizia... Quel linguaggio freddo a me pare abbia dietro un retropensiero inespresso: non sentite amore? fingete! erogate affetto! ma non funziona...

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@OigRoig @giarminio @bluberrycookie
ma quale verità? ma che vai strologando? se un genitore è un pezzo di merda, è un pezzo di merda punto e basta.

non c’è nessuna pretesa di “dover essere” qui, solo il minimo della decenza umana

@iperborea @giarminio @bluberrycookie

Mio padre se ne è andato di casa quando avevo quattro anni, mia madre era anaffettiva e fisicamente violenta per la rabbia di non poter avere una famiglia "normale"... però era tutto detto, evidente... aveva bisogno di sfogarsi... dire la verità è la precondizione dell'amore verso una persona... vuol dire, anche se sei una persona "di merda", insegnare a comunicare quello che hai dentro in modo fedele e adeguato e ad ascoltare...

@OigRoig

Ari-quindi?
La sua anaffettività la sua violenza sono comunque cose orrende.
Non che le persone siano *completamente* orrende, nessuno lo è, ma di questo passo rischiamo di far passare tutto sotto gamba e giustificare a oltranza.
Il fatto che fosse tutto evidente ha forse alleggerito il carico emotivo? Giustifica forse la violenza fisica e verbale?

Io non giustifico un bel niente, pur comprendendo.

@iperborea @giarminio

@bluberrycookie @iperborea @giarminio

Cose negative causate da una situazione accidentale di abbandono, in persona che non aveva affinità con il mondo infantile... Non si tratta però di giudicare e giustificare (!?), ma di abbandonare la rabbia che ci lega a loro in modo sbagliato, per vedere se rimane qualcos'altro o no...

@OigRoig @iperborea @giarminio

Non so, sull'abbandonare la rabbia ho diverse remore. La rabbia aiuta a non dimenticare, a non riprodurre e non accettare comportamenti analoghi. Ovviamente dalla rabbia a condannare al patibolo chi ci ha traumatizzato perché a loro volta traumatizzati ne passa, chiaro.

@OigRoig io non colpevolizzo mio padre, non più, ma arrivarci non è facile, perché devi "capire per due"... poi oh, siccome il nonno fascista violento con la nonna lo colpevolizzo si, e gli farei saltare la testa, che devo fare?, capire pure lui, "capire per tre", perdonare pure lui? il cazzo. @bluberrycookie

@giarminio

Colpevolizzare no, ma nemmeno giustificare.

A meno di incapacità di interendere e di volere, o problemi cognitivi, la gente sa quello che sta facendo.

Violenza compresa. Scelte.

@OigRoig

@bluberrycookie ti dispiacerebbe parlare delle relazioni evitante-ansios*? Paradossalmente è una coppia di attaccamenti molto comune.

@hauntologia

Appena posso cerco di fare un'espansione più elaborata. Per ora mi sono limitata a descrizioni sintetiche con scampoli di diversi articoli online.

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