Le religioni della Silicon Valley: un tema estremamente interessante per me e di cui non ho mai visto nulla scritto in Italiano. Che cosa ha rimpiazzato Dio nelle teste degli startupper e dei programmatori californiani? Quanto di ciò pervade i loro prodotti che noi tutti usiamo?

Ieri sera ho scritto questa cosina in una chat e mi hanno detto che dovrei pubblicarla. Troppo raffazzonata per essere un articolo (poi non sono un antropologo e ho paura che arrivi la gang a fare gatekeeping), quindi ve lo beccate come post Mastodon.

Sono tre concetti fondamentali per iniziare ad osservare le forme delle religioni tecnologiche contemporanee. Sono strumenti per riconoscere intorno a noi le radici di un pensiero religioso estremamente influente tra le élite e che spero possano darvi spunti interessanti.

Tecno-messianismo: è l'idea che la tecnologia in sé sia salvifica, sia un Messia capace di emendare gli esseri umani dai propri peccati, salvandoli dall'apocalisse. Ha tante forme. Forse quella più evidente sono i singolaritiani, tipo Ray Kurzweil di Google (che quando non scrive baggianata sulla singolarità, vende pilloline farlocche che dovrebbero allungarti la vita di decenni). I singolaritiani credono che ad un certo punto gli esseri umani inventeranno una macchina più intelligente di loro che a sua volta sarà capace di inventare una macchina più intelligente di sé stessa e così via, in un'accelerazione che ci darà conoscenza infinita e controllo totale sull'universo. Ovviamente ci sono enormi falle in tutto l'impianto ma nulla che non si possa rattoppare con la fiducia cieca nel progresso.

Un'altra versione del tecno-messianismo è quella che vediamo preponderante in ambito climatico: la tecnologia può salvarci dal collasso climatico, basta crederci. Ovviamente questa posizione è in contraddizione con le opinioni di climatologi e ambientalisti, ma il pensiero che l'ingegno umano possa risparmiarci dal collasso, o che il genio individuale o di una minoranza possa risparmiarci una radicale riconfigurazione sociale sono pensieri confortanti.

Un'altra versione ancora è il "network-optimism", di cui ad esempio Zuckerberg è un sostenitore accanito. è l'idea che connettere gli esseri umani tramite un'infrastruttura informativa sia intrinsecamente una cosa buona e capace di liberare le energie positive dell'umanità a prescindere dalla loro configurazione sociale. Negli anni '90 questa era una posizione relativamente legittima, che ha perso legittimità col collasso di internet in quello che è oggi. Chi ancora difende queste posizioni lo fa in una maniera molto fideistica e settaria, anche perché è una delle premesse forti che ha legittimato la sottomissione al modello tecnologico californiano nei decenni passati e veder crollare questa fiducia nelle élite (soprattutto non-americane) vuol dire potenzialmente perdersi un sacco di soldoni.

Altro concetto centrale: tecno-animismo. Questo è più facile. Lo si vede soprattutto negli ambiti di deep learning. è l'idea che i comportamenti antropomorfi di alcune macchine siano sintomo che stiano sviluppando un'essenza vitale propria. Questa è una posizione distinta da quelli che pensano che sia possibile arrivare ad una Artificial General Intelligence che sia senziente. Il punto non è tanto sviluppare un intelletto pseudo-umano, ma di sviluppare un'essenza vitale propria, un'anima, a cui può corrispondere una "agency" sul mondo. Questo è quasi sempre associato a modelli di machine learning, tra le cui pieghe alcuni pensano di scorgere un qualche tipo di autonomia, di divinità caotica o similari.

Ultimo concetto: digitalismo. Il digitalismo è un po' più sfuggente come concetto, forse anche più complicato da spiegare. è l'idea che le macchine digitali abbiano in sé la possibilità di una trascendenza che vada oltre l'umano e quindi la loro adozione ed utilizzo possa avvicinarci ad una qualche forma di trascendenza (variamente definita a seconda dei casi, il digitalismo è molto largo). L'esempio più famoso sono i transumanisti, ma anche gli accelerazionisti landiani. Il digitalismo si intreccia ampiamente con i concetti precedenti ed è secondo me molto più pervasivo.

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Un sintomo tipicamente religioso del digitalismo che è facile osservare anche attorno a noi, è quando irrazionalmente rispondono ad un fallimento tecnologico di qualche tipo con "serve più tecnologia, serve più ricerca, prima o poi questa cosa la faremo funzionare". Che in alcuni casi potrebbe pure essere vero, ma molti digitalisti inconsci la prendono come verità di fede: bisogna fare più tecnologia e riceveremo in cambio quello che desideriamo. Il meccanismo è comune a tante religioni in cui un risultato atteso è il frutto di abbastanza preghiera e fede, mentre un risultato inatteso è colpa di una mancanza di preghiera e fede.

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