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Un tempo si scriveva sui muri:

«Meglio una fine spaventosa che uno spavento senza fine».

Il problema è che non sempre te ne accorgi, di aver scelto lo spavento senza fine.

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«Scendo a livello terra-terra per ricordare a tutt* che nemmeno l’ultimo decreto proibisce di uscire di casa. Sembra una banalità, ma non lo è. In molt* si stanno autorecludendo, non escono nemmeno per pisciare il cane, tengono in cattività i bambini, ecc.. Se si va avanti così, in qualche settimana assisteremo a un impennata di stragi familiari (sono serissimo), e in ogni caso a un aumento consistente del disagio psichico.»
Tuco, su Giap.

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Gentile reminder per cishet:
Dire "se io fossi gay/lesb/trans/etc" è SEMPRE un atto violento. Anche se è solo per fare un punto. Anche se è "metaforico". Anche se è per sostenere i diritti LGBTQ+.
Mai, in nessun caso, neanche in un milione di anni, puoi comprendere DAVVERO l'esperienza vissuta di chi attraversa il mondo con quel tipo di stigma addosso.
Ci sono tanti modi per essere un/a alleato/a, e questo non lo è.
Non ce l'ho con nessuno in particolare, ma la cosa mi stizza parecchio.
Buck out

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oggi – e ne sono onoratissima – su Giap, il blog della @Wu_Ming_Foundt, è stato pubblicato un mio pezzo su #Ildecoroillustrato. Si tratta di una rielaborazione del testo che apre la versione a stampa del copione dello spettacolo. Lo trovate qui: wumingfoundation.com/giap/2020

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Le sedicenti «inchieste storiche» di Pansa erano in realtà, in gran parte, opere di fiction. È stato dimostrato, più volte si sono sviscerate le tecniche e gli stratagemmi a cui Pansa ha fatto ricorso da «Il sangue dei vinti» in poi.

Lo ha fatto Ilenia Rossini nel suo «L’uso pubblico della Resistenza: il "caso Pansa" tra vecchie e nuove polemiche»
academia.edu/1720067/L_uso_pub

Lo ha fatto Gino Candreva nel suo «La storiografia à la carte di Giampaolo Pansa»
storieinmovimento.org/wp-conte

Lo hanno fatto molti altri, ma è servito a poco: Pansa se ne fregava e continuava a scodellare quasi-romanzi spacciati per tutt'altro.

Sapeva bene che nessuno «smontaggio» avrebbe raggiunto i suoi lettori.

Sapeva che ai suoi fan, molti dei quali tout court fascisti, della verità fattuale non è mai fottuto niente.

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mastodon: «interagisci con altri per iniziare conversazioni»

io:

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C'è una new entry nel , si chiama ed è una piattaforma per educatori dedicata allo sviluppo professionale e basata su contenuti open.

Prima di partire con la federazione hanno rilasciato un User Agreement e un Covenant for Instance Administrators che contengono delle regole ben precise sul rispetto degli utenti e la protezione delle minoranze, al fine di prendere per le corna, fin da subito, il problema e .

blog.moodle.net/2019/free-spee

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Il quinto punto delle sardine («la violenza venga esclusa da toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma, e aggiungerei: è il momento che la violenza verbale venga equiparata a quella fisica») è un fantastico assist a ogni futuro progetto autoritario.

Il pezzo del giorno sui quarant'anni di lo scrive Giuliano Santoro su Jacobin Italia:
La guerra è dichiarata e la battaglia inizia jacobinitalia.it/la-guerra-e-d

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Qualche mese dopo, la notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970, Junio Valerio Borghese, ex comandante della X flottiglia Mas, tenterà un colpo di stato. Le operazioni per eseguirlo, per motivi mai chiariti, furono annullate dallo stesso Borghese mentre erano ancora in corso. In seguito al tentativo, Borghese si rifugiò nella Spagna del dittatore Franco.

Non era la prima volta che nell'Italia repubblicana si parlava di colpo di stato. Già nel 1964 ci furono tentativi simili, il "Piano Solo" del generale De Lorenzo, che sarà scoperto solo anni dopo, grazie a un'inchiesta dell'Espresso.

Di quel "tintinnar di sciabole" oggi si è quasi persa la memoria, e pure tornare a studiarlo potrebbe aiutare non poco a capire gli ultimi trent'anni della storia Italiana.

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In una situazione eccezionalmente drammatica «le forze armate potrebbero essere chiamate a ristabilire immediatamente la legalità repubblicana... nel giro di mezza giornata».

Del resto quattro giorni prima due quotidiani inglesi si preoccupavano della possibilità di un colpo di stato in Italia. Tutto questo prima degli attentati.

Evidentemente, quindi, dietro le quinte qualcuno sapeva e ancora oggi sa chi ha messo le bombe o chi conviene accusare: giornali come «la Notte» (semi-fascista), «il Sole 24 ore» (Confindustria) hanno indicato subito le sinistre. Il «Corriere della sera» ha fatto e sta facendo il resto. Con la fragile inchiesta continua spudoratamente la campagna di attacco alle forze rivoluzionarie." -->

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Elementi che, fuori dagli ambienti di sinistra, balzeranno agli onori delle cronache solo molti anni dopo. Solo dopo le campagne stampa di giornali come il "Corriere della sera" tese a spostare l'attenzione sulla "pista anarchica".

"Sicuramente c'è qualche gruppo che sa tutto: sapeva che le bombe stavano per essere messe, chi le aveva messe e chi doveva essere accusato. Qualche gruppo, e non qualche gruppetto di pseudo-anarchici o tanto meno di anarchici.

Sarà utile - a questo proposito - rivedersi il settimanale «Epoca» in data 10 dicembre (due giorni prima delle bombe), «Epoca» lanciò una copertina tricolore e un incredibile articolo: «Colpo di stato: è possibile?»... «L'Italia è senza dubbio a una svolta della sua storia». -->

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LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA E IL "TINTINNAR DI SCIABOLE": ALCUNE CONSIDERAZIONI A PARTIRE DA UN ARTICOLO DI "LOTTA CONTINUA" DEL GENNAIO 1970

"La bomba di Milano: chi indagherà sugli indagatori?"

Così titolava Redazione Lotta Continua a pagina 7 del numero del 17 gennaio 1970, poco dopo un mese dalla strage di piazza Fontana.

Nell'articolo si mette in dubbio la colpevolezza degli anarchici indagati e vengono sottolineate le incongruenze e le forzature che caratterizzano le indagini.

Particolarmente profetico è il passaggio sul rischio di un colpo di stato, tema che anticipa il dibattito sulla "strategia della tensione" e sulle responsabilità neofasciste. -->

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