«Noi non dovremmo mai accettare il linguaggio dei nostri nemici».

Pier Paolo Pasolini, «Petrolio».

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@leodurruti E' infatti singolare che in questo momento di "allarme" media e contenimento l'uso di un linguaggio psichiatrico e "mattofobico" stia trasversalmente insidiando tutti i discorsi sopra, sotto, a destra e a sinistra. Ma sul linguaggio "mattofobico" e stigmatizzante siamo veramente indietro. Qualcunx di noi sta sviluppando un ragionamento su questo. In questi giorni è veramente orribile e simbolicamente rilevante, socialmente, poliicamente, il linguaggio psichiatrico diffuso, riflettiamo.

@sophyl @leodurruti scusate se rompo ma quella x di "qualcunx" non sarebbe meglio sostituirla con "o/a" cioè qualcuno/a; non sarebbe piu italianico? :)

@Lesamaesta vado un po' a caso, sbaglio, oppure uso tre formule diverse nello stesso scritto, non so:) la x mi piace, è piu transinclusiva, prende dentro tutte le identità e nessuna. Ma credo che il dato rilevante sia iniziare a porsi seriamente il problema. @leodurruti

@sophyl Pasolini si riferiva alla parola «carriera». Io, quando sono andato a ricercare la citazione nel libro, pensavo alla tremontiana «valorizzazione», ormai entrata nel linguaggio comune.

Tu probabilmente ti riferivi a un toot che avevo rilanciato poco prima (e simili), e hai ragione, il lessico psichiatrico usato per stigmatizzare persone e situazioni è un problema. Anch'io ne faccio uso e, per qualche motivo che ignoro, tra tutte le espressioni discriminatorie che esistono è quella che faccio più fatica a eliminare...

@Lesamaesta la lingua per fortuna cambia, si evolve. Forse la «x» o l'«*» non sono il massimo, ma pensare e sperimentare una lingua inclusiva credo sia un bene. Un'alternativa - secondo me migliore - è la «u».

Qui c'è un bell'articolo che parla di tutte queste cose indiscreto.org/perche-cambiare

@leodurruti @sophyl @Lesamaesta

Grazie per l'articolo, me lo salvo e appena posso lo leggo.

Aggiungo solo una cosa, usare "u" potrebbe avere forse qualche effetto straniante per chi conosce e parla i dialetti del sud, io mi trovo a mio agio con la "x" proprio perché impronunciabile, quindi non riconducibile a un identità di genere linguistica consolidata nel linguaggio comune.

@retrorobobotnik89 non avevo pensato a questa cosa, in effetti è vero, e forse è uno dei motivi per cui viene usata così poco? Chissà.

@sophyl @Lesamaesta

@leodurruti @sophyl @Lesamaesta

probabile, da me, ad esempio, qualcunu è troppo simile a quarcunu, che significa né più ne meno che qualcuno al maschile

@Lesamaesta @sophyl @leodurruti

Si potrebbe usare lo scevà o schwa per reintrodurre il neutro inclusivo: qualcunə (pronuncia /e/)

@retrorobobotnik89 @OigRoig @sophyl @leodurruti lo shevà non è prerogativa del dialetto napoletano, ricorre un po in tutti gli idiomi.

@Lesamaesta @retrorobobotnik89 @sophyl @leodurruti

Sì, ma il difetto della X è che non si sa come pronunciarla e introduce un divario tra scritto e orale, mentre una grammaticalizzazione del neutro inclusivo sarebbe una soluzione migliore...

@OigRoig @Lesamaesta @sophyl @leodurruti

Certo, ma dobbiamo fare i conti col fatto che noi abbiamo quei fonemi che si sono socialmente stratificati, sarebbe necessario, ma estremamente difficile, trovarne altri

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