La discriminazione verso i lavoratori e le lavoratrici più in là con gli anni (in inglese "ageism") è una delle violenze sistemiche più diffuse e meno discusse nel settore IT.

Non sorprende quindi l'emergere di evidenze in questo senso in una causa contro IBM che tra il 2013 e il 2018 avrebbe condotto estesi licenziamenti, licenziando in larga parte i dipendenti più anziani, reintegrandoli eventualmente a contratto.

Link alla notizia: wraltechwire.com/2020/09/14/fe

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I dipendenti più fedeli vengono quindi puniti in proporzione alla loro permanenza in azienda: una situazione che si verifica sopratutto quando le aziende, sopratutto quelle di consulenza, vedono il Tech Worker come una risorsa da sfruttare, un professionista usa e getta da usare fintanto che non è da buttare. L'investimento nella formazione è nullo e la macchina è ottimizzata per assumere giovani aggiornati appena usciti dall'università, trattenerli più a lungo possibile e buttarli via nel caso resistano abbastanza a lungo quando, a causa dell'azienda stessa, non sono più sfruttabili.

Questi modelli di lavoro non sono più sostenibili e vanno combattuti, sia conquistando diritti (ad esempio alla formazione o la tutela contro la discriminazione per età), sia offrendo alternative sostenibili per i Tech Worker, in cui il lavoro smetta di essere un modo per assorbire le energie vitali della persona.

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