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#militari

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#24Febbraio: a #3anni dall’inizio della #guerra tra #Russia e #Ucraina suggeriamo uno studio da #StatoeChiese sulle origini del #conflitto. L’analisi va al di là dei fatti più recenti e individua le maggiori responsabilità nel mancato rispetto del #disarmo dei due blocchi #militari, #Usa e Russia, e nell’assenza della #Nato nel ruolo di garante.
Per approfondimenti, l’articolo è disponibile in #OpenAccess qui ⬇️

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L’amministrazione Kennedy aveva quindi permesso all’Italia di spostarsi a sinistra

Il 26 marzo 1959 il governo italiano aveva firmato l’accordo definitivo con gli Stati Uniti per i missili “Jupiter”, che vennero schierati presso Gioa del Colle, in Puglia <17.
Il legame con gli USA e la Nato si strinse sempre di più quando, il 19 maggio successivo, l’Italia entrò a far parte del “Coordination and Planning Committee” (CPC) <18, partecipando per la prima volta ad una sua riunione. L’organismo era previsto in funzione del secondo istituto, l’“Allied Clandestine Committee” (ACC), che coordinava direttamente le azioni delle reti Stay Behind europee. Tuttavia, la situazione interna italiana si scaldò quando, nel giugno-luglio del 1960, il governo monocolore guidato dal democristiano Fernando Tambroni subì una grossa crisi. In quel periodo, il Movimento Sociale Italiano (MSI) decise di tenere il suo congresso nazionale a Genova, città medaglia d’oro per la Resistenza durante la Seconda guerra mondiale <19. Il congresso avrebbe dovuto cominciare il 2 luglio al teatro Santa Margherita, a poca distanza dal sacrario dei caduti partigiani, ed essere presieduto da Carlo Emanuele Basile, ex prefetto del capoluogo ligure durante la RSI e responsabile di arresti e torture di partigiani <20. Le manifestazioni che seguirono presero subito di mira il governo, dato che la costituzione di quest’ultimo nel marzo precedente era riuscita anche grazie all’MSI. La protesta cominciò a Genova e poi si diffuse in gran parte d’Italia. L’irrigidimento delle direttive riguardanti l’ordine pubblico causò una dura contrapposizione di piazza. Il 30 giugno a Genova un corteo antifascista venne attaccato dalla polizia con bombe lacrimogene. Alla fine di una lunga giornata di scontri, 83 manifestanti rimasero feriti. Nei giorni successivi un’altra manifestazione antifascista venne repressa dalla polizia a Roma, anche qui con diversi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine <21.
Ma gli incidenti più gravi accaddero il 7 luglio a Reggio Emilia, dove 5 manifestanti vennero uccisi dalla polizia. Il Primo Ministro Tambroni, visto il dissenso dei suoi stessi compagni di partito alla sua invana richiesta di aiuto, rassegnò le dimissioni il 19 luglio 1960. Il 26 luglio successivo si formerà un altro governo monocolore DC, ma questa volta appoggiato da PRI, PLI e PSDI <22.
Si ebbe infatti una svolta della politica italiana. Gli esponenti democristiani e dei partiti liberali si orientarono – chi più, chi meno – verso una possibile apertura per la partecipazione all’esecutivo del Partito Socialista Italiano. Dopotutto il PSI, già a metà degli anni ‘50, aveva preso le distanze dal PCI, assumendo posizioni molto più moderate <23.
Nel 1962, con la nazionalizzazione dell’energia elettrica e la costituzione dell’ “Ente Nazionale per l’Energia Elettrica” (ENEL) si aprì la cosiddetta fase del centro-sinistra <24.
Nonostante l’apertura a sinistra, la DC, il SIFAR e anche gli Stati Uniti notarono come il PCI era indirettamente riuscito a far cadere un governo utilizzando il solo potere della “piazza”, durante la crisi Tambroni. Come scrive Giannuli ne “La strategia della tensione”, le gerarchie militari erano convinte che il Partito Comunista fosse vicino all’“ora X”. L’esercito temeva che la DC stesse diventando inefficiente e cominciarono a diffidarne. È da notare infatti che in quegli anni viene formato il nucleo genovese di Gladio <25.
Passando al contesto internazionale, da quando John Fitzgerald Kennedy era diventato presidente nel 1961 non si era mai dimostrato un interlocutore arrendevole in favore dell’URSS: ne erano esempi il suo famoso discorso “Ich bin ein Berliner” quando fu eretto il muro di Berlino, e con la crisi dei missili di Cuba, minacciando di iniziare un conflitto armato <26. La politica liberal e progressista di JFK si era però contrapposta al prudente conservatorismo dell’era Eisenhower, basando la lotta con l’Unione Sovietica sulla diffusione del benessere e della libertà, soprattutto con un controllo e riduzione degli armamenti nucleari <27. Nel particolare caso dell’Italia, la politica americana di Kennedy cambiò i rapporti tra i due paesi, dato che il presidente USA simpatizzava per i socialisti italiani. Tuttavia, le simpatie di JFK trovarono un’ostinata resistenza all’interno della sua stessa amministrazione, più precisamente il dipartimento di Stato e la CIA. Il Segretario di Stato Dean Rusk fece infatti notare al presidente: “L’esponente socialista Riccardo Lombardi sostiene pubblicamente il riconoscimento della Cina comunista, il ritiro delle basi americane dall’Italia e la lotta al capitalismo e all’imperialismo. Sarebbe questo il partito con cui il governo USA dovrebbe trattare?” <28. Anche i funzionari dell’ambasciata USA a Roma erano preoccupati. L’agente CIA Vernon Walters dichiarerà in futuro che, se Kennedy avesse permesso ai socialisti italiani di vincere le prossime elezioni del 1963, gli Stati Uniti “avrebbero dovuto invadere il paese” <29.
Si venne quindi a creare l’assurda situazione nella quale il presidente americano si trovava in disaccordo con il suo Segretario di Stato e con la CIA. Alle elezioni politiche del 28 aprile 1963 il PCI era l’unico partito ad aver guadagnato consensi. Tornata nera invece per la Democrazia Cristiana, che scese al 38% dei voti. Il peggior risultato di sempre. Il 25% dei voti comunisti e il 14% di quelli socialisti, se uniti, dimostravano il dominio della sinistra in Parlamento per la prima volta dalla nascita della Repubblica <30.
Si formò allora un governo, presieduto dall’esponente della sinistra democristiana Aldo Moro, che vedeva anche i socialisti ricoprire cariche ministeriali. Il Presidente Kennedy, soddisfatto dai risultati delle elezioni italiane, decise di compiere una visita a Roma. Il suo arrivo all’aeroporto fu festeggiato da migliaia di persone. Il leader del PSI, Pietro Nenni, dichiarò in relazione al presidente americano: “È un uomo meraviglioso; sembra molto più giovane della sua età. Mi ha invitato a visitare gli Stati Uniti” <31.
L’amministrazione Kennedy aveva quindi permesso all’Italia di spostarsi a sinistra. Anche le solide resistenze del dipartimento di Stato iniziarono via via ad ammorbidirsi. L’ambasciata USA avviò nella capitale italiana una campagna di contatti con le maggiori personalità esponenti del socialismo per scambi di opinione, come si è visto anche invitandoli a Washington. Tra questi, comincerà a farsi strada un giovane assessore socialista di Milano, della nuova giunta di centro-sinistra: Bettino Craxi <32. Ciò che gli americani più apprezzavano dei socialisti italiani era proprio il loro distacco ideologico dal PCI, che li rendeva appunto più moderati. La pianificazione militare e quella per la pubblica sicurezza furono riviste dal nuovo governo. Il Consiglio Atlantico aveva giudicato “positivo e soddisfacente” il nuovo dispositivo italiano. In una sua visita negli Stati Uniti, il Ministro della Difesa Giulio Andreotti chiese al suo omologo americano, Robert McNamara, sostentamenti e materiali per le forze armate italiane <33. Il rafforzamento delle pianificazioni non riguardava solo quelle dell’Italia. Cresceva nelle sfere militari occidentali la preoccupazione per una nuova forma di guerra, definita “rivoluzionaria”, se l’URSS avesse continuato a sostenere le agitazioni politiche interne ai paesi Nato.
[NOTE]
17 Formigoni Guido, Storia d’Italia nella guerra fredda (1943-1978), Bologna, il Mulino, 2016, p. 264.
18 Senato della Repubblica, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Relazione d’inchiesta condotta sulle vicende connesse all’operazione Gladio, 1992, p. 20.
19 Formigoni Guido, Storia d’Italia nella guerra fredda (1943-1978), Bologna, il Mulino, 2016, p. 274.
20 Giannuli Aldo, La strategia della tensione: servizi segreti, partiti, golpe falliti, terrore fascista, politica internazionale: un bilancio definitivo, Milano, Ponte alle Grazie, 2018, p. 91.
21 Idem, p. 91.
22 Giannuli Aldo, La strategia della tensione: servizi segreti, partiti, golpe falliti, terrore fascista, politica internazionale: un bilancio definitivo, Milano, Ponte alle Grazie, 2018, p. 92.
23 Banti Alberto Mario, L’età contemporanea: dalla grande guerra a oggi, Bari, Laterza, 2009, p. 320-321.
24 Idem, p. 321.
25 Giannuli Aldo, La strategia della tensione: servizi segreti, partiti, golpe falliti, terrore fascista, politica internazionale: un bilancio definitivo, Milano, Ponte alle Grazie, 2018, p. 93.
26 Idem, p. 97.
27 Formigoni Guido, Storia d’Italia nella guerra fredda (1943-1978), Bologna, il Mulino, 2016, p. 283.
28 Ganser Daniele et al., Gli eserciti segreti della Nato: operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale, Roma, Fazi, 2005, p. 87.
29 Idem, p. 88.
30 Idem, p. 88.
31 Idem, p. 88.
32 Formigoni Guido, Storia d’Italia nella guerra fredda (1943-1978), Bologna, il Mulino, 2016, p. 284.
33 Idem, p. 285.
Daniele Pistolato, “Operazione Gladio”. L’esercito segreto della Nato e l’Estremismo Nero, Tesi di laurea, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2023-2024

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